La creatività in azienda: dote o competenza?  

In uno dei precedenti articoli abbiamo presentato i cinque princìpi dell’arte per il management, princìpi che, se seguiti, ci permettono di dare concretezza e strategia ad ogni progetto di formazione, ad ogni azienda, ad ogni uomo o donna a guida di un’impresa.

In questo focus affronteremo un altro grande tema ampiamente trattato ne L’Arte per il Management, ovvero le competenze creative in un’organizzazione aziendale.

Una delle narrazioni più convincenti che caratterizzano il mondo delle organizzazioni ci dice che la creatività è una componente necessaria allo sviluppo delle persone e, quindi, dell’impresa ma… con cautela. La creatività rappresenta ancora oggi un ospite speciale – che va invitato una tantum – perché, in fondo, si deve lavorare seriamente!

Chi si occupa di formazione e di innovazione dei processi di lavoro lo sa bene: si pensa che la creatività sia una dote innata (o c’è o non c’è!), tutt’al più, da mettere a sistema in un team di prescelti. Non viene dunque considerata un’abilità su cui fondare una cultura aziendale. Nonostante gli studi più recenti in materia ci dicano che le capacità creative possono essere educate e sviluppate o ottuse e mortificate, la creatività continua ad essere vista come un dono e non come una competenza. La creatività viene associata ai singoli, ma non all’impresa.

Siamo rimasti affezionati a una vecchia fotografia in cui si vede il palazzo aziendale ordinato e organizzato che accoglie al suo interno la stanza dei creativi ma che, in fondo, non serve al business. Forse, sarebbe il momento di scattare una nuova fotografia. L’invenzione e la creatività sono specialità umane e rappresentano un tratto distintivo per tutti i suoi rappresentanti, artisti, manager, imprenditori che siano. Di fatto, sono la più preziosa delle nostre specialità, ancor più del pollice opponibile.

Quindi, perché non iniziare a dire che l’arte può offrire all’azienda, non tanto la creatività fine a se stessa, quanto le competenze per attivarla e farla crescere?

Questo implica che i modelli di management debbano apprendere dall’arte le competenze giuste per fare almeno tre cose fondamentali: ispirare, comunicare e ascoltare le persone.

La qualità, e quindi la performatività di un ambiente di lavoro è data dalla relazione che le persone costruiscono sostanzialmente con tre componenti dell’organizzazione:

il management, con il quale deve esistere un rapporto di reciproca fiducia

il proprio lavoro, del quale bisogna essere orgogliosi

i colleghi, con cui stringere rapporti di rispetto, amicizia, senso di squadra

Fare tutto questo è semplice? Assolutamente no! Ed è proprio per questo che servono dispositivi evoluti. Le competenze sono il vero motore di sviluppo per l’impresa e l’arte rappresenta una leva di sviluppo delle competenze creative con cui il management può innovare i suoi strumenti di mindset e di design.

Mettere l’arte al centro della cultura organizzativa significa avere un motore d’innovazione sempre accesso, una comunità di persone allenata al pensiero critico e all’immaginazione.

Vi pare poco?!

Grazie per essere arrivato fin qua!

Ti ricordiamo che L’Arte per il Management è l’ultima pubblicazione nata in casa Storyfactory per FrancoAngeli editore, scritta da Sara MazzocchiViola Giacometti: un manuale che ci parla dell’Arte come strumento di apprendimento per la formazione aziendale e la crescita professionale.

Se vuoi, puoi acquistare il manuale online a questo link: http://bit.ly/ArtManStore

A presto con un nuovo articolo!