Con Pokémon GO il gioco dello storytelling cambia!  

Quello che ad oggi più o meno tutti sappiamo è che c’è un videogame dei Pokémon – Pokémon GO – per smartphone che sta facendo impazzire mezzo pianeta: la Nintendo schizza in alto in borsa, automobilisti distratti dal proprio smartphone investono pedoni distratti dal proprio smartphone (entrambi in cerca di un Pikachu selvatico), i bimbi siriani fanno il verso ai Pokémon per chiedere di essere trovati e salvati dalle aree di guerra (http://bit.ly/2a1uP0S), stazioni di polizia vengono assaltate perché diventate preziosi terreni di caccia per Pokémon rari, ignare adolescenti perse nel folto del bosco per rintracciare un tenero Jigglypuff si imbattono invece in cadaveri di uomini scomparsi… e Sio fa uno dei suoi video per dare un buon consiglio a ogni Poké-critico: farsi un “secchio di cavoli tuoi“.

Questa manciata di simpatici animaletti, complice il caldo di luglio e le vacanze scolastiche, sta davvero combinando un finimondo. Chi l’avrebbe detto?

In realtà noi di Storyfactory ne stiamo parlando da un po’ e durante i nostri incontri di Transmedia Storytelling con aziende e professionisti dicevamo di tenere le antenne ben drizzate, perché la casa sviluppatrice Niantic stava lavorando a qualcosa di grosso: dopo le interessanti sperimentazioni della realtà aumentata (tecnologicamente e narrativamente) di Ingress, dedicate al pubblico di nicchia dei super-nerd affamati di cospirazioni e teorie del complotto, la prima vera e grande esperienza transmediale in realtà aumentata per il pubblico generalista stava per esplodere. E così è stato!

Certo, non immaginavamo che Pokémon GO arrivasse a battere persino il porno su Internet…

 Pokémon go_YouPorn

Ma la realtà aumentata ha sfondato le barriere e fatto irruzione nel pubblico mainstream. E ora ragazzi, il gioco cambia.

Probabilmente questa realtà aumentata è diversa da come qualcuno se la immaginava. Non c’è bisogno di visori per aumentare la nostra realtà, né di dispositivi da indossare (per il momento): bastano uno smartphone e una mappa di Google. E una storia capace di motivare il giocatore all’azione, e far avanzare l’esperienza.

Per quanto già di nicchia gli eventi, ufficiali e non, legati al gioco in realtà aumentata Ingress hanno saputo mobilitare migliaia di persone nelle città di tutto il mondo. I giocatori hanno organizzato impressionanti missioni intercontinentali per garantire la supremazia alla propria squadra: sono stati finanziati in crowdfunding voli al Polo, e si sono coordinate staffette per consegnare oggetti-chiave da un lato all’altro di oceani e continenti. Preparatevi, perché tra non molto le strade delle nostre città saranno invase da folle di allenatori che combatteranno Pokémon leggendari (era tutto nel trailer, già prima delle dichiarazioni ufficiali).

Il gioco dello storyteller cambia, di pari passo con i suoi lettori. Di strada ce n’è ancora tanta da fare: allo stato attuale il gioco, al netto della spinta data da un franchise con una fanbase mastodontica che vive ormai da anni immersa nel mondo narrativo del brand Pokémon, non è nulla di entusiasmante. La storia in sé ha poco respiro per adesso. Il gioco premia i giocatori ossessivi e non incoraggia alla cooperazione quelli più casuali. Probabilmente saranno in molti a stancarsi prima della fine dell’estate, se non dovesse arrivare qualche novità.

Ma nel frattempo la barriera è stata infranta.

Alcuni retailer hanno pensato a come sfruttare le nuove opportunità di questa nuova finestra di realtà, dirottando i flussi di giocatori nei propri negozi. E Niantic aveva già sondato queste opportunità proponendo la realtà aumentata del proprio gioco Ingress come piattaforma di marketing, costruendo il proprio modello di business sul valore (tutto narrativo) di touchpoint a cavallo tra realtà fisica e aumentata.

Per noi (e da tempi non sospetti) questa è l’essenza dello storytelling, e il lavoro dello storyteller: conoscere e applicare tutte le strategie che possono costruire una narrazione in grado di coinvolgere il lettore, nei luoghi e sui canali che abitualmente frequenta per emozionarlo, sfidarlo e convincerlo ad agire.

Con Pokémon GO il gioco cambia, ed è ora che i veri storyteller accettino la sfida: dimostrare di saper essere worldbuilder nel mondo vero, e non solo in quello delle belle parole.

Claudio Branca (Innovation Manager di Storyfactory)