Occhio agli Storyholder! 5 consigli pratici per lo storytelling di brand  

Lo abbiamo detto in tutte le salse, ma vale sempre la pena ripeterlo: che si tratti di comunicazione o di marketing, ragionare per target non basta piùUna fetta sempre maggiore del “fare business” ci chiede di saper ascoltare, comprendere, coinvolgere e convincere – con il nostro racconto i pubblici di un’arena comunicativa caratterizzata da altissima competizione e saturazione di messaggi. Per non parlare della complessità nel costruire una narrazione che rimanga efficace e coerente su una molteplicità di media e di canali, e fruita attraverso esperienze diverse da pubblici molto diversi tra loro.

Per questa ragione, quando si vuole realizzare un progetto di comunicazione o di marketing efficace, è bene integrare nel proprio processo di lavoro anche la costruzione di una strategia di narrazione coerente con gli obiettivi prefissati e ben focalizzata sugli Storyholder di riferimento (oltre che sui “target”).

Che cos’è uno Storyholder? Ne avevamo già parlato nel nostro ebook dedicato al Transmedia Storytelling: uno Storyholder è un “lettore” della nostra storia che, per una ragione o per l’altra, si ritrova ad avere per le mani un pezzo della nostra narrazione, che ha una sua storia personale animata da ragioni e motivazioni che lo porteranno in qualche modo ad agire, che potrebbe influire, positivamente o negativamente, sul successo della nostra storia e sul raggiungimento dei nostri obiettivi.

Lo Storyholder può essere un cliente, un partner commerciale, un dipendente… in ogni caso il risultato della sua decisione è cruciale per il nostro successo, e la nostra storia è uno strumento fondamentale per influire su questa decisione.

Concretamente che cosa possiamo fare? Per cominciare abbiamo cinque consigli semplici, concreti e validi per tutti: dalla campagna di marketing alla progettazione di un museo, dalla social media strategy all’employer branding.

*Ascoltare con interesse e convinzione i tuoi Storyholder. Talvolta, cinque minuti di vero ascolto possono rivelare più di qualsiasi analisi o rilevazione a tavolino.

*Scavare in profondità. Una narrazione efficace ha radici profonde – radici saldamente ancorate al cuore di chi racconta e di chi ascolta.

*Co-progettare ogni volta che si può. Nessuno sa cosa vogliono i tuoi pubblici meglio dei tuoi stessi pubblici.

*Condividere, ed essere generosi. Ogni narrazione è un dono: se vuoi trasmettere del valore, devi metterci qualcosa che per te ha valore.

*Aprirsi, ed esporsiOgni narrazione prevede che il narratore metta in gioco una parte di sé.

Nelle prossime settimane approfondiremo ognuno di questi pratici consigli. Per adesso, riflettiamoci su!

 

Claudio Branca (Innovation Manager di Storyfactory)