Ho incontrato Letizia Mascheroni, Head of Talent Acquisition & Employer Branding di Siemens, in varie occasioni professionali e in ciascuno di questi momenti mi ha colpito molto il suo sorriso aperto e lo sguardo incuriosito, un bel mix tra la consapevolezza di aver fatto molto nel proprio ruolo professionale e la curiosità di poter scoprire sempre nuove cose per poter fare ancora meglio e ancora di più.

È proprio questa la ragione per cui l’ho scelta come prima protagonista di una serie di articoli che avrà come focus le storie dei professionisti che nelle aziende si confrontano ogni giorno con le sfide dell’ascolto, della comunicazione e del coinvolgimento delle audience interne ed esterne. Con l’hashtag #YourStoryOurMission raccoglieremo i take out delle conversazioni con le persone che ogni giorno incontriamo nelle aziende, perché –  e questo lo diciamo da quando Storyfactory è nata 10 anni fa –  la storia importante non è la nostra ma quella degli altri e il punto di vista dei manager è sempre la prima tessera del puzzle da cui partire per far emergere gli insight narrativi su cui lavorare.

Nella nostra conversazione ho chiesto a Letizia di raccontarmi alcune delle sue più grandi sfide professionali e uno dei temi che più mi ha colpita aveva questa affermazione come incipit:

Sono da sempre una grande fan della tecnologia come abilitatore, ma l’esperienza di  questi anni mi ha insegnato quanto siano importanti i punti di contatto umani.

In questi anni Letizia in Siemens ha progettato e messo in campo tante iniziative di selezione e onboarding basate sull’utilizzo della tecnologica, anche attraverso la gamification, ma analizzando quanto già era stato fatto in una sessione di workshop condotti con l’approccio del design thinking è emerso quanto i punti di contatto umani fossero i momenti clou che potevano portare al successo o all’insuccesso di un percorso di selezione e onboarding, provocando nel candidato o nell’employee un’impressione emotiva negativa oppure portando alla piena soddisfazione per l’inizio di una relazione autentica in un contesto professionale.

Quante volte in questi anni abbiamo visto aziende che hanno affrontato il percorso della digital trasformation con successo ma che per giungere alla piena maturità digitale si sono rese conto di come i punti di contatto umani rimanessero tappe fondamentali del viaggio, sia esso la Candidate Experience oppure il Customer Journey.

Letizia ha poi sottolineato quanto sia utile ed efficace per il processo di selezione che i vari step di screening siano facilitati dalla tecnologica ma quanto sia altrettanto importante far comprendere ai candidati che le fasi più delicate della selezione siano affidate ad una persona e non ad una macchina, che ha dunque bisogno di tempo per dare un feedback accurato e per completare il processo di valutazione. Così come in un percorso di onboarding la tecnologia possa snellire le pratiche burocratiche dei primi giorni al lavoro ma l’accoglienza da parte del proprio capo e dei colleghi rimanga uno dei capitoli più importanti per una buona percezione dell’azienda e del nuovo contesto professionale.

In fondo disegnare la Candidate Experience è come progettare una storia: l’incipit, lo svolgimento e la conclusione hanno bisogno di personaggi principali che agiscono in un contesto e che questi personaggi – seppur si trovino ad operare in una “trama” sempre più digitale – sono persone in carne ed ossa.

A questo proposito Letizia mi ha raccontato l’esperienza di Siemens Accademia Digitale, ormai giunta alla terza edizione, che permette a una selezione di studenti dell’ultimo anno di Ingegneria di immergersi nel contesto professionale e nella cultura Siemens, entrando in contatto con manager e professionisti nel loro contesto di lavoro. Ed è a questo punto della nostra chiacchierata che gli occhi di Letizia hanno cominciato a illuminarsi e il suo sorriso si è acceso:

Alla fine dell’esperienza i ragazzi raccontano che al lavoro si possono costruire anche relazioni e si può stare bene.

La qualità dei punti di contatto umani è dunque tra le motivazioni più valide e consistenti per scegliere un’azienda rispetto ad un’altra, perché tutti noi abbiamo bisogno di costruire relazioni e di stare bene al lavoro, per lavorare con efficacia e portare valore nelle nostre imprese.