Con la rubrica #YourStoryOurMission Storyfactory sta raccogliendo i take out di questo momento fuori dall’ordinario. Conversazioni con top manager ma anche persone che lavorano in azienda e che in questi giorni fanno la differenza nelle organizzazioni per il bene del Paese.

In questo articolo ho chiesto a Mario Verna – General Manager di SSangYong Motor Company – come stanno affrontano le sfide imposte da Covid 19.Nella nostra conversazione ho chiesto a Mario di raccontarmi alcune delle sue più grandi sfide professionali del momento. E uno dei temi che più mi ha colpito maggiormente aveva questa affermazione come incipit:

Ci stiamo sforzando di trovare la strada più equilibrata. Equilibrata soprattutto rispetto a quello che sono le norme di protezione e tutela. Certo lo smartworking ci sta dando una mano a gestire tutto questo, lasciando la libertà di lavorare da casa ai nostri dipendenti anche in relazione alle norme di chiusura delle scuole che portano con sé la cura dei bambini che va salvaguardata. Ma non sarebbe sufficiente se non riuscissimo a mantenere anche un sereno approccio alla vita di tutti i giorni: non farci prendere dall’isteria o dalla psicosi è prioritario.

Importante e non scontato è il modo costruttivo in cui SSangYong si sta cercando di affrontare il momento. Un modo allo stesso tempo riflessivo e proattivo. Mario infatti mi ha fatto notare:

Stiamo cercando di cambiare punto di vista. Ci troviamo di fronte a un cigno nero che non dipende da noi, ma in senso lato va sfruttato come momento di riflessione. Dobbiamo sfruttare questo tempo per ripensare molte cose. Magari rifacendoci domande di business, relazione, modelli di lavoro. Dobbiamo fare del momento critico un effetto leva. 

Il periodo obbliga tutti a gestire fattori di discontinuità: lavorare da casa, portarsi il cibo in sede, utilizzare altri sistemi di relazione audio-video, il fatto che sia necessario parlarsi di più. Quando si inseriscono fattori di questo tipo, la narrazione ordinaria cambia completamente. E ne devi inventare una nuova. Siamo costretti a sentire e vedere cose diverse dal solito. E prepararci anche a gestire le prossime difficoltà economiche.

“Gestire lo shock in maniera ordinaria crea lo straordinario” mi ha confidato Mario in questo momento. E ha aggiunto:

Stiamo cercando di pensare diversamente le attività. Mantenere la normalità attraverso l’uso di strumenti inconsueti è la nostra prima responsabilità in questo momento. Deve essere un momento importante delle nostre vite, che deve insegnarci delle cose…. Anche solo il lessico con cui ci rivolgiamo gli uni agli altri. Penso che ci saranno molte opportunità da raccogliere e dobbiamo prepararci e dobbiamo disinnescare l’effetto fine del mondo. L’atteggiamento che ti porta a dire: “qui è finito tutto”.

“Certo” ho chiosato ma “tutti stanno affrontando criticità notevoli” e “voi no”? Ho provato un po’ Mario. E naturalmente la sua risposta non si è fatta attendere:

Certo ci sono varie difficoltà. Quella più forte per esempio è il non avere ancora la dimensione della durata del fenomeno. E dovremmo assolutamente fermare il disorientamento che ha creato l’infodemia in corso. La bipolarità che stiamo vivendo (tutto vs niente) è forviante. Cercare di capire gli impatti nel medio-lungo periodo. Dobbiamo riuscire a trovare ragioni positive per affrontare tutti insieme questo passaggio d’epoca.

In momenti di crisi, mantenere normalità nella straordinarietà è un compito primario. Come state cercando di rendere normale lo straordinario? Ho azzardato. E Mario qui è stato cristallino:

Ci stiamo sforzando di mantenere una normalità di comunicazione e soprattutto la chiarezza sulle direttive, senza allarmismo né leggerezza, nel rispetto dei regolamenti dati dai vati Enti. Questo, sia internamente da parte del nostro dipartimento HR, che esternamente con fornitori, collaboratori e rete di vendita, sforzandoci comunque di mantenere il contatto con tutti

Far sentire la propria presenza in questo momento è fondamentale. Ti devono sentire, vedere, ascoltare… anche se non ti possono toccare. E anche su questo, stiamo cercando forme nuove. Magari adesso invece di mandare un messaggio in whatsapp cerchiamo di usare le video-chiamate. Proprio per dare presenza. Per esserci. 

Dobbiamo essere straordinariamente più efficaci in tutto. D’altronde Il campo da gioco è sempre lo stesso. Solo che adesso c’è del fango che non fa più rotolare la palla. E quindi dobbiamo metterci dei tacchetti nuovi e più adeguati, per avere stabilità nel fango.

Anche noi – gli dico – stiamo facendo la differenza su questo. Proviamo ad essere presenti, non perdere il contatto, ascoltare e rispondere… E qui Mario mi interrompe e anche se non posso vederlo, perché sento solo la sua voce, so che i suoi occhi si stanno illuminando:

Sai Andrea, credo che per fare davvero la differenza tutti noi dovremmo pensare all’equilibrio consapevole. Siamo in un momento straordinario dove dobbiamo trovare un nuovo equilibrio molto più conscio di prima. Non possiamo sottostimare il grave problema, dobbiamo rispettare le fonti ufficiali che danno indicazioni legislative, siamo chiamati a mettere in sicurezza tutti, ma allo stesso tempo per evitare maggiori disastri dobbiamo andare avanti nel lavoro con modalità nuove, senza drammatizzare. Dando la possibilità a tutti di poter scegliere in piena libertà come sia meglio lavorare.

Stiamo entrando in un mondo nuovo. Che ci chiederà una totale svolta di trama, organizzativa, commerciale, imprenditoriale e personale. Cosa c’è dopo Covid-19 – gli domando – per te e per l’azienda?

Credo sia una lezione. Una grande lezione su come ci si debba abituare ad immaginare e realizzare sistemi antifragili nelle proprie persone e nel proprio business. Dobbiamo abituarci a quello che si studiava sui libri qualche anno fa, il famoso “battito di ali della farfalla”. Prima era uno slogan con cui darsi un tono negli speech pubblici. Ora riguarda la vita pratica di tutti: più consapevolezza, più sensibilità, più libertà di ciascuno. Penso che Covid-19 rappresenti una lezione su come dovremo in futuro evitare il lavoro dissipativo che c’è dietro la vita aziendale: meno stress, e meno corsa alla competizione… o se vuoi nuovi modi per competere. Dobbiamo iniziare a pensare a come costruire cose per il lungo periodo.

Ringrazio Mario Verna, ma prima di chiudere la nostra intervista telefonica, lui mi lascia un ultimo elemento di riflessione, con una frase che mi porterò nel cuore, per le prossime settimane:

Il virus va contenuto certo. Con i mezzi necessari. Ma penso che tutti noi siamo chiamati a costruirci una nuova tuta protettiva: fatta di umanità.

Saluto Mario con la promessa di vederci presto nel suo ufficio. So che lo faremo. Abbiamo ancora molte cose da scambiarci. Mai come adesso c’è bisogno di queste “tute fatte di umanità”. E di professionisti capaci di ascoltare, pronti a ricostruire quando sarà il momento.

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