Siamo in un nuovo mondo, quello che questa emergenza ci insegna è che si sarà un prima e un dopo, per questo nelle ultime settimane è emerso anche in ambito internazionale un dibattito che si focalizza attorno alla domanda “Che futuro vogliamo?”

Comincia così, in media res, la conversazione con Michele Bologna, Head of Communications di Enel Green Power perché  non è la prima volta che in una nostra chiaccherata ci ritroviamo a parlare del “futuro del mondo”. L’ultima occasione di confronto era stata in una soleggiata mattinata di fine giugno 2019, eravamo fuori dalla splendida centrale idroelettrica di Trezzo sull’Adda dove aveva inaugurato la prima mostra interattiva permanente del progetto Centrali Interattive di Enel Green Power, di cui Storyfactory ha curato lo Storytelling Design. Alla fine di un’affollata conferenza stampa Michele mi aveva parlato di un altro progetto a cui teneva molto – Sulle tracce dei ghiacciai – e di come il tema del cambiamento climatico dovesse essere messo al primo posto nelle agende dei politici così come in quelle degli amministratori delegati per prendere una posizione sul futuro del mondo.

Ripensando a quella mattinata in cui la vicinanza fisica e simbolica tra Enel Green Power e i suoi stakeholder si toccava con mano – i giornalisti e l’opinione pubblica, le istituzioni e il territorio a cui il progetto si rivolgeva, la cittadinanza interessata al racconto interattivo delle energie pulite e rinnovabili – mi rendo conto che mai come oggi i medesimi temi sono di grande attualità e riguardano il futuro di tutti noi.

Per trasformare la crisi in opportunità serve riflettere su un modello di sviluppo che metta al centro la sostenibilità, in tutti i suoi aspetti.

C’è chi dice che per tornare a far girare velocemente l’economia dovremmo mettere da parte certe ambizioni ambientaliste o di Green Deal perché sono troppo costose. Penso che questi discorsi siano molto pericolosi in questo momento e spesso non si basano su numeri e fatti reali. Credo che per trasformare questa crisi in opportunità ci si debba impegnare per la realizzazione di un modello di sviluppo molto più sostenibile, inclusivo e capace oggi più che mai di creare nuove opportunità di lavoro. Nel settore energetico oramai da anni la competitività delle energie rinnovabili è comprovata, così come è cresciuta molto l’attenzione di molti stakeholder istituzionali e privati. Un recente articolo di Repubblica richiama l’attenzione sul fatto che un pool di economisti di fama mondiale, tra cui il premio Nobel Joseph Stiglitz e Nicholas Stern hanno pubblicato un report che spiega come la crisi economica innescata dalla pandemia vada affrontata con una riconversione alla green economy non (solo) per ragioni etiche ma perché conviene. Ogni dollaro investito creerebbe più posti di lavoro rispetto ad altre strategie, oltre a remunerare meglio il capitale.  Questo è il dibattito a cui vogliamo partecipare, per alzare l’asticella degli obiettivi e delle visioni da perseguire.

Così Michele mi porta dritto al cuore del posizionamento di Enel Green Power, che oltre ad essere leader di mercato è un brand attivo da oltre un decennio nel dibattito italiano e internazionale sulla sostenibilità: la ripartenza è possibile se si mette la sostenibilità al centro del modello di sviluppo, scegliendo di non lasciar perdere il Green Deal in questo momento difficile ma al contrario rilanciando gli impegni e gli investimenti.

Non c’è bisogno di ripartire da zero, abbiamo già molti strumenti a disposizione ma serve la volontà politica e il giusto sistema regolatorio per poter realizzare gli investimenti e di certo la burocrazia non aiuta in questo. I governi si sono accorti che devono creare strumenti moderni, flessibili e soprattutto rapidi per far fronte alla situazione che stiamo vivendo. È un’opportunità gigantesca per riformare e rivedere completamente i processi decisionali e la loro attuazione. Se pensiamo che in Italia ci vogliono in media 60 mesi per avere tutte le autorizzazioni per costruire un impianto eolico (contro una media di 18-20 per la maggior parte dei paesi che stanno puntando sulle rinnovabili) si capisce l’ordine di grandezza del problema. Personalmente credo che la chiave di volta di questo processo di necessaria, rapida trasformazione, sia la vera competenza che deve esprimersi su tutta lacosiddetta catena del valoreper scaricare fino a terra le dichiarazioni d’intenti. Lo abbiamo visto in modo lampante con i medici e il personale sanitario. Senza la loro professionalità, abnegazione e appunto competenza, non oso pensare a cosa sarebbe successo.Le aziende dal canto loro possono dare un contributo importante alla messa a sistema e alla concretizzazione di un modello di sviluppo veramente sostenibile. Modello che oggi assume il significato ancora più profondo di “sostegno” alla ripartenza delle comunità e dei nostri clienti in giro per il mondo.

La sostenibilità al centro della Corporate Diplomacy e del dialogo con gli stakeholder

È interessante a questo punto capire quali sono le attività di Corporate Diplomacy* che l’azienda sta mettendo in campo per prendere una posizione rispetto al tema della sostenibilità come modello di sviluppo, con la consapevolezza che in questo ambito la strategia di business e le azioni concrete devono trovare espressione autentica e rilevante nelle attività di Corporate Communication volte a costruire un dialogo fertile e di valore con gli stakeholder.

Michele mi ha raccontato con entusiasmo dell’ultimo capitolo di questa presa di posizione: il supporto di Enel alla European Alliance for a Green Recovery  che vede tra i firmatari Ministri dell’Unione Europea, europarlamentari, amministratori delegati, associazioni di imprese e Ong per promuovere una strategia economica che preveda investimenti green per favorire la lotta al cambiamento climatico e sostenere la biodiversità.

All’interno del gruppo, il brand Enel Green Power ha sviluppato un proprio approccio alla comunicazione, con specifici messaggi-chiave e un tono di voce riconoscibile. Michele è sicuro che il lavoro di posizionamento svolto fino ad oggi e la relazione instaurata con i pubblici sono una base solida su cui far crescere il dibattito in un momento in cui l’emergenza Covid19 ci pone di fronte l’opportunità di una ripartenza green:

Abbiamo sempre cercato di comunicare in modo coerente la nostra strategia e oggi ci rendiamo conto che i nostri pubblici sono pronti a intavolare una discussione costruttiva sui temi della ripartenza green senza considerare questa possibilità come qualcosa di disruptive ma come una scelta che deriva dalle azioni già messe in campo e dalla competenza che in questi anni abbiamo dimostrato nei nostri progetti.

Green Energy Stories: storie vere per raccontare le ricadute positive della sostenibilità

Tra le attività di comunicazione messe in campo è proprio la parte normalmente meno visibile e sotto i riflettori della diplomazia aziendale quella che maggiormente colpisce in termini di potenza narrativa e comunicativa: le ricadute positive dei progetti promossi da Enel Green Power nel mondo, raccontate delle comunità locali che vivono attorno agli impianti di energia rinnovabile.

Green Energy Stories nasce dalla media partnership fra National Geographic e Enel Green Power e fa leva sull’inconfondibile  immediatezza di linguaggio della nota testata giornalistica per dare vita a un progetto di branded content che ben si sposa con la presa di posizione del brand sui temi della sostenibilità: creare una relazione di valore con le comunità locali e restituire un racconto vivido e autentico degli effetti positivi che il modello di sviluppo può innestare. È lo stesso Michele a sottolineare in una sua dichiarazione la distintività del progetto:

Le Green Energy Stories sono una prima assoluta per la nostra comunicazione: abbiamo scelto una modalità narrativa nuova, che mette al centro storie autentiche di vita delle comunità che vivono nei pressi dei nostri impianti rinnovabili. Un format unico che seguendo la cifra stilistica di un brand autorevole come National Geographic è riuscito a restituire con garbo ed efficacia le sfide, le necessità, le aspirazioni e i sogni di queste persone. Le loro parole sono la migliore testimonianza del nostro modus operandi.

Ed è proprio questo progetto a dare volti e voci autentici alla presa di posizione del brand e a trasformare una delle azioni di Corporate Diplomacy – coltivare le relazioni con le comunità locali – in un esempio concreto e vivido di ciò che la ripartenza green può concretamente portare con sé.

*Per chi volesse approfondire questo tema consiglio la lettura del libro di Vittorio Cino e Andrea Fontana, Corporate Diplomacy, Egea, Milano 2019.