Ci sono progetti che iniziano ma non sai come possono finire. Progetti talmente rilevanti, ambiziosi, socialmente impattanti che solo pensarli è un azzardo, ma nel momento in cui hanno inizio ti rendi conto che stai partecipando alla costruzione del futuro e all’edificazione di un mondo nuovo.

Questi sono stati solo alcuni dei sentimenti e dei pensieri che mi hanno attraversato nel momento in cui Storyfactory – insieme ad altri fornitori – è stata scelta per l’advisory strategico e narrativo di Flowe, in particolare per la progettazione e la realizzazione della prima story-making company italiana.

Flowe è una realtà che finora non esisteva nel nostro panorama di mercato. Per questo il progetto era audace.

Un’azienda piattaforma nel settore banking che è anche una better being plat-firm, fortemente community based, orientata non solo a una nuova generazione di utenti tecnologici ed eco-friendly (makers, content creators, bloggers) ma a un nuovo sistema di pensiero. Un nuovo modello di interazione con il sistema finanziario che trova il proprio perno nell’innovability (basata sui principi dell’innovazione e della sostenibilità), nel benessere individuale, nell’evoluzione sociale e nell’educazione consapevole.

Flowe è infatti una better being plat-firm perché fornisce contenuti educativi oltre che servizi finanziari, orientando il fruitore a un percorso legato all’aumento della consapevolezza individuale sui grandi temi del nostro tempo: ambiente, collettività, lavoro, ben-essere individuale e collettivo.

Credits: https://www.flowe.com

Ma cosa significa creare una story-making company, un’organizzazione che fa del proprio racconto un’azione concreta nel mondo, trasformandosi in un “brand attivista”? E soprattutto cosa comporta realizzare una piattaforma di “better being”?

Implica un lavoro di progettazione e realizzazione importantissimo, specialmente da un punto di vista narrativo. Una attività di narrazione strategica e operativa che ha portato Flowe ad essere una start up rivoluzionaria nello scenario italiano. Vediamo meglio.

Quando si vuole realizzare una story-making company come Flowe, innanzitutto, c’è la progettazione di una story con un archetipo. Una narrazione ampia, valoriale, consapevole e allineata alle issue sociali dei propri pubblici di riferimento, che hanno un profilo biografico orientato alla sostenibilità, alla diversità, all’attenzione ambientale, alla cura per sé e gli altri.

Con Oscar di Montigny, Presidente Flowe, Chief Innovability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e Ivan Mazzoleni, Ceo Flowe, si è discusso spesso di quale dovesse essere l’archetipo più adatto per la start up. Poi abbiamo deciso insieme che il modello identitario profondo doveva essere allineato ai temi della “cura” e della “trasformazione”, quasi che l’essenza più intima di Flowe fosse quella di un “creator”. Colui o colei che crea una nuova realtà ma nello stesso tempo ti aiuta a prenderti cura di te e di svela nuovi lati del tuo “essere-migliore”.

Come d’altronde Ivan Mazzoleni mi ha detto più volte in questi mesi:

“Non possiamo fare nulla senza un archetipo che guida il nostro purpose. Nella better-being-economy sono i valori a guidare le aziende verso le persone”.

Poi, dietro alla definizione di una story-making company come Flowe, c’è la creazione di set narrativi specifici: reali e/o digitali. Ovvero la cura di tutti gli spazi narrativi all’interno dei quali si incarna, prende forma e vive il proprio racconto valoriale e il proprio archetipo specifico. Dai “set digitali” con i diversi profili dei good-luck creators – giovani donne e uomini testimoni del loro cambiamento e impegno:

Credits: www.flowe.it

…ai “set fisici” dove per esempio si è deciso di svolgere la conferenza stampa di lancio dell’App e del servizio. Non in una sala aziendale, ma in un parco, sotto una quercia, dove il top management dell’azienda si è rappresentato con magliette colorate che messe insieme formavano i colori dell’Italia (ben oltre la giacca e la cravatta). Anche questo è un modo di incarnare con coerenza una narrazione.

Credits: https://www.youtube.com/watch?v=e7png_1ndAE

Massimo Doris, AD Banca Mediolanum, Oscar di Montigny, Presidente Flowe, Chief Innovability & Value Strategy Officer Banca Mediolanum, Ivan Mazzoleni, Ceo Flowe, dialogano con la giornalista Mia Ceran durante la conferenza stampa.

 

Poi, per creare una story-making company come Flowe, c’è una destino da compiere. Flowe, da un punto di vista della narrazione d’impresa, è una fate-sharing oragnization, una organizzazione che vuole adempiere e condividere un destino di miglioramento individuale e collettivo. Questo perché Flowe, non ha semplicemente dei valori da esprimere bensì uno specifico mandato esistenziale da adempiere, che si può leggere nel suo credo:

“Abbiamo scelto di dare il meglio. Ti immagini come sarebbe se tutti potessimo dare il meglio di noi stessi? Noi siamo convinti che se lo possiamo immaginare, allora si può fare! Per questo abbiamo creato un nuovo ecosistema, la Better Being Economy in cui ognuno di noi si impegna a:

Avere uno stile di vita più sostenibile

Essere in armonia con gli altri

Prendersi cura dell’ambiente che ci circonda”

Una serie di azioni, queste, che qualificano Flowe come brand attivista per il sociale e per il proprio settore di mercato e che responsabilizzano l’organizzazione ad essere all’altezza di questo compito. In particolare, scopi che rendono Flowe quello che Oscar di Montigny ha ideato e concepito con la sua idea di gratefulbrand®  – evoluzione del concetto di lovebrand -, cioè un’organizzazione e marca che genera gratitudine interna ed esterna.

Come Oscar di Montigny mi ha detto più volte:

“Non puoi raccontare senza avere coerenza. Devi diventare – ed essere! – ciò che racconti. E se lo diventi gli altri te ne saranno grati perché ti vivranno come vero e autentico. Io penso che dobbiamo evolvere lo story-making in story-being ed essere ciò che diciamo e ciò che facciamo. Solo chi è e fa ciò che racconta è credibile.”

Poi, per fare una story-making company, oltre ad avere un destino, devi creare una comunità di destinazioni. E cioè generare una narrative community che abbia una sintonia di vita e azione – o se volete – una destinazione di vita declinata in più contesti e in mille diversità, ma accomunata da scopi simili.

Le comunità di destinazione indicano ai propri follower e sostenitori che ci sono mete possibili. Devi scoprirle tu, certo, ma puoi fare un tragitto. Una via c’è, anzi ne esistono più di una. Ecco allora che Flowe non è un’azienda ego-riferita, sola nel mondo che ti chiede di comprare i propri servizi o prodotti, ma è un’organizzazione che – condividendo un destino – nasce già con il supporto e l’ambassadorship di donne e uomini vicini nel sentire e nel fare. Persone e professionisti accomunati dalle proprie passioni di vita che hanno trovato una di quelle vie alla sostenibilità, all’armonia di sé, alla cura degli altri e dell’ambiente. E a cui ho l’onore e la responsabilità di partecipare.

Credits: www.flowe.com

Queste scelte formano un sistema di personaggi (interni ed esterni) che incarnano i valori e il purpose aziendale. Sono attestazione diretta di un dichiarato. L’azione che trova poi nel top management i primi testimoni dello story-making progettato attraverso specifiche “personal narrative”.

Come per esempio Ivan Mazzoleni che parafrasando la parola CEO diventa il “Cultural Energy Oschestrator” o Oscar di Montigny che con la sua attività di divulgatore incarna direttamente, e da anni, la filosofia Flowe e nel suo ruolo di Chief Innovability & Value Strategy Officer Banca Mediolanum porta a compimento un mandato aziendale.

Credits: https://www.instagram.com/p/CBgGZrSBD-G/

https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6687035105703149568/

E infine, per progettare e dare vita a una story-making company come Flowe, occorre individuare e generare uno Storiverso. Un ampio e specifico vivaio di contenuti, testuali e visivi, costituiti da:

  • temi biografici centrali nel dibattito pubblico,
  • issues sociali “calde” rispetto al sentimento collettivo,
  • valori polarizzanti ma unificante nel percepito comune.

…che sono stati mappate, individuati e pesati in logica data-driven.

Infatti, le organizzazioni contemporanee non possono più muoversi senza una costante analisi dei dati e dei vissuti biografici dei propri pubblici che poi si esprimono nei diversi canali di connessione e comunicazione:

Credits: Profilo Intagram Flowe – https://www.instagram.com/flowe.ita/

Senza uno storiverso data-driven – che connetta vite individuali con obiettivi aziendali e capace di cambiare nel tempo – non si può guidare oggi nessuna organizzazione che voglia generare valore: economico e sociale.

Il tempo dei cambiamenti radicali e irreversibili è così giunto. E in questo tempo nuovo credo avremo estremo bisogno di aziende e leader precursori come Flowe.

Avanguardie appassionate di superare il proprio confine, capaci – dopo essere state nel deserto – di portare nuove visioni e comportamenti. Da cui, scaturirà l’adesione di un pubblico all’universo narrativo di marca o vita che si intende portare avanti.